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Castello di SanMarino

città di SanMarinoIl passaggio circostante, il caratteristico monte, detto “Titano”, con le sue tre vette, l’affascinante asprezza del luogo in cui sorge la Città di san Marino, primo nucleo, centro politico e spirituale della Serenissima Repubblica, è già di per sé un’opera d’arte, a cui si aggiunge l’armonia della città, incuneata perfettamente e rispettosamente della forte ed umile roccia su cui è stata fondata. Le Rocche, le Mura, il Palazzo Pubblico, la Basilica, le piccole vie, i venerandi e vetusti palazzi, le lunghe fila delle arcaiche e tenere casupole parlano a noi di antiche atmosfere. Una leggenda narra la storia di un tagliapietre cristiano di nome Marino proveniente dalla lontana Arbe, isola della Jugoslavia, che iniziò una esistenza di preghiera e solitudine, sorretto e nascosto dal Monte Titano, divenuto, per mezzo di Dio, luogo sacro su cui “menare angelica vita”. Lui insieme al conterraneo Leo e ad altri compagni, prestava la sua opera di lapicida nella città di Rimini, in fase di ricostruzione dopo le devastazioni delle invasioni barbariche. Sicuramente Marino e Leo ebbero occasione di conoscere l’area del Titano perché costretti alla ricerca di pietre e macigni al fine di fornire materia prima per la loro attività. Leo decise di ritirarsi sul Monte Feretrio, oggi chiamato San Leo, mentre Marino, dopo un breve ritorno a Rimini, si risolse di maturare la propria scelta spirituale sul Titano. La tradizione vuole, poi, che Marino riuscisse a scacciare il demonio da una peccatrice che già da tempo lo perseguitava accusandolo, tra l’altro, di essere il suo legittimo marito. Un altro evento miracoloso legato a Marino vuole che Donna Felicita, signora riminese e padrona a quel tempo del Titano, venisse sul suo monte in compagnia del figlio Verissimo. Durante una battuta di caccia, il figlio, per scherno o per gioco, nel vedere il piccolo luogo di culto di Marino, decise di andare a scoccare contro il Santo un dardo, ma il giovane rimase all’istante paralizzato. La madre corse ad invocare pietà ai piedi del Benedetto, il quale gli restituì sano e salvo il figlio. Di fronte a tal “stupendo miracolo”, tutta la famiglia di Felicita si convertì al Cristianesimo. Da quel giorno molti furono coloro che vollero conoscere il pio anacoreta, e molti abbracciarono la fede di Marino e si unirono a lui, creando così l’originario nucleo di quello che sarà la Città di San Marino. Il Santo Marino morì il 3 Settembre 366. La data ufficiale della fondazione della Repubblica è il “3 SETTEMBRE 301”. I resti mortali del Santo riposano nella Basilica della Repubblica. Il PLACITO FERETRANO , documento del 885 stabilisce che storicamente sul Titano esisteva effettivamente un monastero con annessi fondi coltivati da una popolazione agricola ben numerosa. È quindi un documento datato 20 Dicembre 1243 che ci assicura che San Marino si è data un’organizzazione comunale, retta da due Consoli, Filippo da Sterpeto e Oddone Scarito, praticamente i primi Capitani Reggenti della Repubblica storicamente accertati. I primi statuti del piccolo Stato risalgono al 1295- 1302. Quelli del 1350-1353 hanno però una forma più salda e organica, vennero quindi ampliati e riformati tra il 1491 e il 1505, di nuovo ripresi nel secolo XVI e XVII, sono tuttora in vigore nelle loro parti fondamentali. La vita dell’allora comune sammarinese fu nei secoli ardua e travagliata da frequenti guerre. Fino al secolo XVII San Marino fu costretto a difendersi dalle mire dei vescovi del Montefeltro, di Rimini e di Ravenna, nel 1460 partecipò, unendosi alla lega voluta da papa Pio II, con il re di Napoli e con Ferdinando Conte di Urbino, alla guerra contro Sigismondo Pandolfo Malatesti, signore di Rimini, dalla quale uscì vittorioso, incorporando nel suo territorio i Castelli di Faetano, Fiorentino, Montegiardino  e Serravalle, e qui San Marino raggiunse la sua massima estensione, che è poi quella attuale. I vari signorotti che circondavano con i loro possedimenti le terre di San Marino continuavano comunque ad essere una continua minaccia, ed è per questo che le autorità del tempo non perdevano occasione per potenziare il paese di strutture atte ad assicurare una efficiente difesa; dal sec. XIV San Marino era praticamente inespugnabile. Testimonianza tangibile sono le sue mura e le tre formidabili rocche: le mura difensive, realizzate nella loro totalità nell’arco di circa cinquecento anni, furono distribuite in tre successivi gironi; tuttora ben conservate, sono un mirabile esempio di architettura difensiva dell’epoca, se si tiene soprattutto conto dell’esigua popolazione che contava a quei tempi san Marino e delle ben scarse risorse economiche. La Prima Torre, o Guaita, o Rocca propriamente detta è, nel suo nucleo centrale, fra i più antichi fortilizi d’Italia, risalente al XI secolo. La parola Guaita, nel linguaggio locale, ha significato di “fare la guardia”, e deriva probabilmente dal tedesco “weite”, vale a dire spazio o largo. Gli spalti della Guaita si elevano a 751 metri s.l.m. e si aprono ad un panorama mirabile; essa ha ricevuto restauri, ricostruzioni e rinforzi nel 1475, 1481, 1502, 1549, 1615, e nel 1623. Cinta da due ordini di mura, tale rocca, a pianta pentagonale, non ha fondamenta, poggiando essa direttamente sulla pietra del monte. Fino al 1970 alcune celle furono adibite a carcere. La seconda rocca è detta Cesta (o Fratta), unita alla prima dalle mura del secondo girone fortificato. Il termine Cesta sembra derivi dal latino “cista”, ossia cesta, cassa, mentre il termine Fratta, in questo caso, sembra derivi dal latino “frangere”, vale a dire rompere, spezzare, riferito forse alla rottura della roccia. Essa si eleva sulla punta più alta del Titano, esattamente a metri 755,24 s.l.m. All’inizio del Milletrecento la Cesta era in piena efficienza, si presume quindi che dovrebbe essere sorta sullo scorcio del Milleduecento. Ricevette restauri nel 1396, 1535 e nel 1549. Nel Millecinquecento e Milleseicento aveva un edificio abitabile e le prigioni. Anch’essa, come la Guaita, era fornita di cisterna e vi risiedeva un castellano. Caduta in abbandono, venne poi restaurata nel 1924-25. la sua torre, risalente al Millequattrocento, è a pianta pentagonale, mentre il sopralzo risale al Millecinquecento. La porta che immette all’interno fu rifatta nel 1596. Quelle che un tempo erano le stanze del corpo di guardia e del castellano sono ora adibite a museo delle armi antiche, aperto al pubblico dal 15 maggio 1956. La terza rocca è detta Montale. Di pianta pentagonale, risale al sec. XII, originariamente distaccata dalle altre torri, nel 1320 si pensò di collegarla ad esse con una poderosa muraglia, di cui oggi rimangono solo alcune tracce lungo il crinale del monte. Fu efficiente fino al sec. XVI; a quel tempo una campana segnalava i pericoli ed il transitare dei viandanti, dai quali si esigeva un pedaggio. Ebbe importanza durante la guerra contro i Malatesti, infatti, quando nel 1479 il fortilizio di Fiorentino, strappato ai Malatesti stessi, venne distrutto ed il potere malatestiano era ormai tramontato, il Montale venne abbandonato. Mura dall'altoTale rocca fu restaurata nel 1743, nel 1817 e infine nel 1935. All’interno di essa troviamo una prigione, detta “fondo della torre”, profonda otto metri, dove si accede solo dall’alto. Intorno alla rocca vi sono grossi massi di roccia molto antichi, sovrapposti in modo primitivo a guisa di mura, forse si tratta di una struttura risalente al periodo villanoviano. Nel 1631 San Marino si trovò ad essere circondata da ogni parte dallo Stato Pontificio. Fu giocoforza, per il piccolo Stato, mettersi sotto la protezione della Santa sede, che virtualmente proclamò l’alto suo dominio sul Titano, ma che, fortunatamente, nei fatti non lo esercitò. I tempi erano comunque ormai mutati. Pericoli esterni praticamente non ne esistevano più, non comunque tali da giustificare ulteriori potenziamenti delle strutture difensive. Ormai la difesa dell’autonomia non era più affidata alla saldezza delle mura, ma piuttosto ad una diplomazia la più ponderata e prudente possibile.  Nel 1739 il Cardinale Giulio Alberoni, arroccandosi dietro a sterili pretese di diritti di giurisdizione nei confronti di due cittadini sammarinesi rei di vari misfati, e che naturalmente l’autorità sammarinese non avvallò, invase con le milizie pontificie San Marino per circa quattro mesi. Non era un bel periodo per la comunità sammarinese: una diffusa decadenza economica aveva portato i cittadini ad un pericoloso rilassamento del rispetto alle leggi e dell’attaccamento alla Patria. Ma in quel frangente le coscienze si ridestarono e reagirono con tutti i mezzi diplomatici possibili, respingendo così l’usurpazione.
La libertà venne restituita ai sammarinesi dal pontefice Clemente XII il 5 Febbraio 1740, giorno consacrato a S. Agata. Il 5 febbraio è festa nazionale per la Repubblica, a ricordo e giubilo per lo scampato pericolo. Rispettata da Napoleone nel 1797, terra ospitale per Giuseppe Garibaldi in fuga dai nemici nel 1849, speranza e ristoro per centomila rifugiati durante la seconda guerra mondiale, quando, nonostante la sua dichiarata neutralità ebbe a subirne i bombardamenti, la piccola Repubblica è riuscita ad arrivare ai nostri tempi, salva ed integra nei suoi legami con la sua antica storia. Passeggiare nel nucleo storico della Città di San Marino è quasi come sfogliare un libro di storia: tante mura, tanti palazzi, chiese, porticati, torri e rocche hanno qualcosa da far conoscere del lungo cammino nei secoli che San Marino ha percorso; dopo aver parlato delle sue tre possenti rocche e delle sue mura difensive, è proprio dalla principale porta facente parte della terza cinta muraria, costruita fra il 1430 e il 1450, che si entra in città: è la “Porta di San Francesco”. Fu realizzata nella seconda metà del Milletrecento, ed era detta “Porta del Luocho”, intendendo per Luocho il convento dei frati minori, che troviamo al suo fianco. Rifabbricata nel 1451, un tempo era munita di ponte levatoio; subito all’interno troviamo le stanze del primitivo posto di guardia. Immediatamente a destra della porta abbiamo il Palazzo Fattori, anticipato da due scale settecentesche. Come si accennava, a fianco del vetusto portale si erge il convento e la “Chiesa di San Francesco”, fondata nel 1361 dai Minori Conventuali. La chiesa è la più antica e artistica della città, fu tra l’altro affrescata da Antonio Alberti da Ferrara nei primi decenni del Millequattrocento. Le logge del chiostro ospitano, dal 1966, il museo e la pinacoteca. Nei pressi di tale chiesa si apre Piazza S. Agata, dove sorge il Teatro Titano, edificio realizzato nel 1941 che fu oggetto di restauri dal 1981 al 1986. Costeggiando il fianco del teatro si arriva alla Chiesa dei Cappuccini con annesso convenuto, la cui costruzione iniziò nel 1583; dai riferimenti storici, dove ora sorge tale sacro edificio, terminato dieci anni dopo, vi era un lussureggiante bosco, o selva. Nel piazzale troviamo il monumento a San Francesco d’Assisi, la cui edicola si erge su di un alto obelisco, realizzati nel 1928, la statua in bronzo del santo è di Silverio Monteguti. Ritornando alla Porta di San Francesco, la ripida e stretta stradina detta Via Basilicius ci porta alla Piazzetta del Titano dove alla sua sinistra troviamo il Palazzo Pergami Belluzzi (sec. XVII), di fronte si apre il loggiato della Cassa di Risparmio, qui spicca il “Grande Nudo Femminile”, statua in bronzo di Francesco Messina, del 1981. Volgendo a sinistra, ci si introduce in Contrada Omerelli, dove le antiche e facoltose famiglie realizzarono i loro imponenti palazzi, qui abbiamo il Palazzo Valloni, attuale sede della Biblioteca di Stato e dell’Archivio Pubblico, quindi proseguendo il Palazzo Maggio e poi l’imponente Palazzo Begni, risalente al sec. XVII; di fronte ad esso c’è L’Ara dei Volontari sammarinesi, in onore di coloro che presero parte ai movimenti insurrezionali e alle guerre per l’indipendenza d’Italia, progettata da Gino Zani nel 1927. Prendendo le scalinate poste ad un lato del monumento, si giunge al Giardino Pubblico, nel quale troviamo un’ampia fontana, da cui il 31 Maggio 1962 scrosciò l’acqua del nuovo acquedotto, quindi alla Cava dei Balestrieri: il 3 Settembre di ogni anno, festa della Repubblica, qui si svolge il Palio dei Balestrieri, antica tenzone, di cui si ha memoria fin dal 1537, che vede in gara i migliori balestrieri di San Marino e di altre città d’Italia che conservano ancora questa antica pratica bellica. La balestra, arcaico a temibile strumento di guerra, fu usata dalle milizie sammarinesi fin dagli albori, così come documentato gli Statuti del 1295-1302. Riprendendo Contrada Omerelli, tale strada termina in Piazzale Girolamo Genga, a due passi dalla Porta della Rupe, edificata tra il 1441 e il 1451 e restaurata nel 1525. Ai tempi antichi era dotata di ponte levatoio. Da tale porta ha inizio la Costa dell’Arnella che porta a Borgo Maggiore; suggestiva piccola strada , al giorno d’oggi è solo una scorciatoia pedonabile, ma un tempo era l’unica strada che metteva in comunicazione i due centri abitati. Ritornando alla Piazzetta del Titanosi sale per la Contrada del Collegio così da giungere in Piazza della Libertà, dove si eleva l’imponente Palazzo Pubblico, sede del Governo e delle massime autorità istituzionali di San Marino. Piazza della Libertà, dai sammarinesi chiamata “Pianello” per antica consuetudine, ha forma rettangolare, con un lato che si apre ad arioso panorama fatto di campagne, boschi, piccoli villaggi uniti da tortuose strade, fino all’ampia valle del fiume Marecchia, circondato dalle aspre cime della catena appenninica. Alla destra di tale piazza si erge il secentesco Palazzo Mercuri e un po’ più avanti il Palazzo Clini, risalente al ‘700, mentre in mezzo all’ampio spiazzo spicca la Statua della Libertà inaugurata il 30 Settembre 1876, era stata donata alla Repubblica dalla duchessa Ottilia Heyroth Wagener di Berlino, insignita da San Marino con il titolo di duchessa di Acquaviva. A fianco del Palazzo Pubblico troviamo la trecentesca Casa dell’Arcipretura Vecchia; ogni edificio aperto sulla piazza è stato oggetto di restauri. Fino alla prima metà dell’Ottocento la pavimentazione del “Pianello” era in terra battuta; al di sotto dello spiazzo vi sono due grandi cisterne, costruite nel 1471-77, usate per raccogliere le acque piovane, furono in seguito usate per l’acquedotto. Il Palazzo Pubblico si innalza sullo stesso luogo dove un tempo si trovava la “Domus Comunis Magna”, probabilmente edificata tra il 1380 e il 1392 e riparata più volte.Domus Comunis Magna Nella seconda metà dell’ottocento il Palazzo aveva fattezze di stile secentesco. Il 17 maggio 1884 iniziarono i primi lavori di quello che sarà l’imponente restauro e fu inaugurato il 30 Settembre 1894. L’ultimo restauro lo ebbe nel 1994-’96. La facciata è anticipata da tre arcate a sesto acuto, al centro troviamo un balcone poligonale con ai lati due finestroni decorati, numerosi emblemi ornano la facciata, coronata a merli guelfi, così come è merlata la torre, dove in tre nicchie rettangolari a sesto acuto campeggiano le immagini di San Marino, San Leo e Sant’Agata, al di sotto delle quali è posto l’orologio. Nel grande atrio e lungo lo scalone spiccano stemmi, trofei, iscrizioni di uomini illustri, testimonianze dei benefattori, delle nazioni amiche e di quant’altro possa aver esaltato i fasti della Repubblica. Giunti nella sala del Consiglio Grande e Generale, sede del potere legislativo, al di sopra dei sessanta scranni campeggia la grandiosa tempera di Emilio Retrosi, dotata 1894, raffigurante il Santo Marino fra due Angeli dalle ali spiegate con il popolo venerante ai suoi piedi. Adiacente alla solenne sala vi è la Camera di Scrutinio. Ridiscendendo lo scalone troviamo la sala del Congresso di Stato, organo investito dei poteri esecutivi dei poteri esecutivi del Governo. Adiacente alla Piazza della Libertà, ad essa divisa in pratica da una pittoresca via detta Contrada Omagnano, anticipata da un ampio e solenne spiazzo, si eleva maestosa la Basilica. L’attuale edificio, la cui costruzione iniziò nel 1826 per essere poi aperto al culto il 5 Febbraio 1838, prese il posto dell’antica Pieve, che venne demolita; essa apparteneva ai primi monumenti cristiani in Italia. Il primo documento che parla della Pieve è un atto di donazione risalente al 31 Luglio 1113. Altri documenti d’archivio ne riparlano nel 1537. L’attuale basilica, in stile neoclassico, ha un pronao di otto colonne corinzie, al quale si accede per una scalinata. Il massiccio campanile, in origine in stile romanico, fu ricostruito nel ‘500 e le sue campane sono sette, fuse tra il 1961 e il 1963, del peso di quasi 35 quintali. L’interno è a tre navate, sostenute da sedici colonne corinzie. A sinistra dell’Altare Maggiore vi è l’austero scranno della Reggenza, in legno intarsiato del Seicento, al di sotto dell’altare stesso una piccola urna contiene le ossa del Santo  Marino, mentre dietro troneggia la statua marmorea del Santo, scolpita dal bolognese Adamo Tadolini (1788-1868). L’interno delle navate sostenuto dalle colonne ospitano pregevoli dipinti e sculture, mentre l’organo, risalente al 1833, è stato trasformato elettronicamente nel 1960. Sulla destra del Tempio troviamo la Chiesetta di San Pietro, alla quale si accede attraverso la sagrestia; risalente al XVI secolo, fu ridimensionata intorno al 1826. All’interno, una piccola cappella fu realizzata direttamente sulla viva roccia ed in essa sono scavate varie antiche nicchie sepolcrali, due delle quali la tradizione popolare vuole siano stati i letti di San Marino e San Leo. Uscendo dal nucleo storico e istituzionale che caratterizza il Castello della Città di San Marino, di cui sono stati presi in esame i principali aspetti storico-artistici, urbanistici e monumentali, i dintorni del territorio di questo Castello, che per inciso ha un’estensione di poco di 6,5 chilometri quadrati, offre ancora spunti interessanti, sia dal punto di vista artistico urbanistico che paesaggistico, come ad esempio la Torre della Columbia, sita a monte di via Gino Giacobini, poco lontano dalle mura della Capitale; negli anni addietro l’area dove sorge la torre era in piena campagna, circondata da roveri secolari. Eretta fra la fine del Millequattrocento e  l’inizio del Millecinquecento, non è ben chiara quale fosse la sua destinazione iniziale, anche se prevale l’ipotesi che l’edificio avesse connotazioni difensive e di avvistamento; verso la fine del Millequattrocento la torre assume con certezza la sua funzione rustica, e fu quindi adattata a rifugio e posatoio per i colombi. Al giorno d’oggi l’edificio si ritrova oppresso da nuovi e alti palazzi. Sempre poco lontano dal centro di San Marino troviamo il monumentale Cimitero di Montalo, mentre a poche centinaia di metri, abbiamo il Palazzo degli Studi, inaugurato nel 1963; l’ampio edificio, calato nel verde, ospita gli alunni delle scuole medie. Al culmine di un colle antistante, detto Montecchio, troviamo un rigoglioso parco naturale, attrezzato con giochi all’aperto, ricco di querce, pini, cipressi, cedri nel quale vivono, in area recintata, proprietà dello Stato, numerosi daini. Qui troviamo anche “Villino Monelli”, edificio risalente al 1808 e lodevolmente restaurato nel 1998 a cura della Cassa di Risparmio di San Marino; solo a pochi chilometri da Montecchio incontriamo Santa Mustiola, piccola località in cui furono trovati frammenti di vasi umbri e fittili d’epoca romana. Sempre nel territorio del Castello della Città di San Marino, nei pressi di Casole, abbiamo Castellano di Casole, oggi piccolo borgo costituito da poche casa addossate al Monte Diodato un poggio che cade a picco sul torrente San Marino, ma un tempo sito del possente fortilizio detto Castrum Casuli. Dopo Castellano superato il paesino di Cà Centino, ci viene incontro Loc. Canepa, attraversata dal piccolo torrente detto “Fosso Canepa”, dove, distribuiti da monte a valle, troviamo quattro mulini ad acqua risalenti al ‘700, anche se sono evidenti le susseguenti modifiche e trasformazioni apportate lungo gli anni. In Loc. Murata troviamo il rinomato “Stand della Murata”, realizzato nel 1938;esso è uno dei più apprezzati campi di tiro a volo a livello europeo. Oggi è usato esclusivamente per allenamento e gare di tiro al piattello. La peculiarità di questo Castello è il suo essere Città storica, distretto di parte del territorio della Repubblica e Cttà-Stato nello stesso tempo. Mentre nei secoli passati era qua prevalente l’attività di lapicida (non bisogna dimenticare che i sammarinesi furono veri e propri maestri nell’arte dell’incisione della pietra), mestiere le cui radici affondano fino ai tempi del Santo Fondatore Marino, che di mestiere faceva appunto il tagliapietre, non è difficile indovinare che al giorno d’oggi, la fonte primaria di reddito della Città è l’attività turistica. Non a caso le vie del nucleo storico di San Marino, sature di innumerevoli piccoli negozi, bar, ritrovi, musei, alberghi, graziosi e tipici ristoranti, offrono al turista ogni tipo di servizio al fine di rendere il più possibile gradevole la permanenza del visitatore, dandogli modo di assaporare con tutta tranquillità le bellezze artistiche e paesaggistiche della Repubblica. Capienti parcheggi, fra i quali uno multipiani, efficiente e funzionale, posti all’interno e al di fuori del nucleo storico del paese, permettono un’agevole gestione del traffico automobilistico, riducendo al minimo i disagi nella ricerca del posto auto. Tra l’altro la gloriosa funivia che collega Borgo Maggiore con la Capitale, in funzione fin dal 1959 e rimodernata e potenziata negli anni 1995-96, rende ancora più facile agevole la visita all’antica città, aggiungendo a questo la soggettiva esperienza della breve ma emozionante ascesa alla Capitale a bordo delle tranquille e sicure cabine della funivia, tragitto che offre un panorama mozzafiato, sospesi fra il cielo e la scoscesa rupe del Titano. Al giorno d’oggi il Castello della Città di San Marino non perde di vista la salvaguardia della sua identità urbanistica, dalle radici così profonde, e nonostante il settore turistico sia l’attività portante dell’economia del Castello i suoi poco meno di 5.000 abitanti, per mezzo della Giunta che li rappresenta, sono attenti a far sì che il turismo non diventi causa lesiva alle peculiarità del paese, e proprio per questa ragione è in cantiere un progetto per la riqualificazione del settore commerciale legato al turismo: è precisa intenzione far sì che i punti vendita e di ristoro rivolti al turista entrino in sempre maggior armonia con il contesto urbanistico del nucleo della città, cercando di rendere concrete tutta una serie di accorgimenti che renderebbero qualitativamente superiori gli scompartisquarcio agreste commerciali-turistici, quali, ad esempio, la ricerca di una maggiore qualità dei prodotti offerti, una maggiore attenzione a quello che potrebbe essere l’impatto estetico dei punti vendita, una maggiore razionalizzazione nella distribuzione sul territorio dei  punti vendita e di ristoro stessi. Oltre a questo l’attuale Giunta si ripropone di ridare vita ad una intensa attività congressuale a livello internazionale, usufruendo, dopo opportuni miglioramenti a favore della struttura, del prestigioso ed imponente Palazzo dei Congressi, già ex kursaal, edificato nel 1950, sito in un ampio spiazzo, subito sotto la Terza Torre o Montale. In parte di tale edificio attualmente trovano sede anche gli studi della Televisione di Stato.

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monumento storico

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monumento palazzo di Sanmarino

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squarcio sanmarinese
sanmarino al tramonto

la pizza affollata

passeggiata Sanmarino
 
 

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