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Il
passaggio circostante, il caratteristico monte, detto “Titano”, con le sue
tre vette, l’affascinante asprezza del luogo in cui sorge la Città di san
Marino, primo nucleo, centro politico e spirituale della Serenissima
Repubblica, è già di per sé un’opera d’arte, a cui si aggiunge l’armonia
della città, incuneata perfettamente e rispettosamente della forte ed
umile roccia su cui è stata fondata. Le Rocche, le Mura, il Palazzo
Pubblico, la Basilica, le piccole vie, i venerandi e vetusti palazzi, le
lunghe fila delle arcaiche e tenere casupole parlano a noi di antiche
atmosfere. Una leggenda narra la storia di un tagliapietre cristiano di
nome Marino proveniente dalla lontana Arbe, isola della Jugoslavia, che
iniziò una esistenza di preghiera e solitudine, sorretto e nascosto dal
Monte Titano, divenuto, per mezzo di Dio, luogo sacro su cui “menare
angelica vita”. Lui insieme al conterraneo Leo e ad altri compagni,
prestava la sua opera di lapicida nella città di Rimini, in fase di
ricostruzione dopo le devastazioni delle invasioni barbariche. Sicuramente
Marino e Leo ebbero occasione di conoscere l’area del Titano perché
costretti alla ricerca di pietre e macigni al fine di fornire materia
prima per la loro attività. Leo decise di ritirarsi sul Monte Feretrio,
oggi chiamato San Leo, mentre Marino, dopo un breve ritorno a Rimini, si
risolse di maturare la propria scelta spirituale sul Titano. La tradizione
vuole, poi, che Marino riuscisse a scacciare il demonio da una peccatrice
che già da tempo lo perseguitava accusandolo, tra l’altro, di essere il
suo legittimo marito. Un altro evento miracoloso legato a Marino vuole che
Donna Felicita, signora riminese e padrona a quel tempo del Titano,
venisse sul suo monte in compagnia del figlio Verissimo. Durante una
battuta di caccia, il figlio, per scherno o per gioco, nel vedere il
piccolo luogo di culto di Marino, decise di andare a scoccare contro il
Santo un dardo, ma il giovane rimase all’istante paralizzato. La madre
corse ad invocare pietà ai piedi del Benedetto, il quale gli restituì sano
e salvo il figlio. Di fronte a tal “stupendo miracolo”, tutta la famiglia
di Felicita si convertì al Cristianesimo. Da quel giorno molti furono
coloro che vollero conoscere il pio anacoreta, e molti abbracciarono la
fede di Marino e si unirono a lui, creando così l’originario nucleo di
quello che sarà la Città di San Marino. Il Santo Marino morì il 3
Settembre 366. La data ufficiale della fondazione della Repubblica è il “3
SETTEMBRE 301”. I resti mortali del Santo riposano nella Basilica della
Repubblica. Il PLACITO FERETRANO , documento del 885 stabilisce che
storicamente sul Titano esisteva effettivamente un monastero con annessi
fondi coltivati da una popolazione agricola ben numerosa. È quindi un
documento datato 20 Dicembre 1243 che ci assicura che San Marino si è data
un’organizzazione comunale, retta da due Consoli, Filippo da Sterpeto e
Oddone Scarito, praticamente i primi Capitani Reggenti della Repubblica
storicamente accertati. I primi statuti del piccolo Stato risalgono al
1295- 1302. Quelli del 1350-1353 hanno però una forma più salda e
organica, vennero quindi ampliati e riformati tra il 1491 e il 1505, di
nuovo ripresi nel secolo XVI e XVII, sono tuttora in vigore nelle loro
parti fondamentali. La vita dell’allora comune sammarinese fu nei secoli
ardua e travagliata da frequenti guerre. Fino al secolo XVII San
Marino fu costretto a
difendersi dalle mire dei vescovi del Montefeltro, di Rimini e di Ravenna,
nel 1460 partecipò, unendosi alla lega voluta da papa Pio II, con il re di
Napoli e con Ferdinando Conte di Urbino, alla guerra contro Sigismondo
Pandolfo Malatesti, signore di Rimini, dalla quale uscì vittorioso,
incorporando nel suo territorio i Castelli di Faetano, Fiorentino,
Montegiardino e Serravalle, e qui San Marino raggiunse la sua massima
estensione, che è poi quella attuale. I vari signorotti che circondavano
con i loro possedimenti le terre di San Marino continuavano comunque ad
essere una continua minaccia, ed è per questo che le autorità del tempo
non perdevano occasione per potenziare il paese di strutture atte ad
assicurare una efficiente difesa; dal sec. XIV San Marino era praticamente
inespugnabile. Testimonianza tangibile sono le sue mura e le tre
formidabili rocche: le mura difensive, realizzate nella loro totalità
nell’arco di circa cinquecento anni, furono distribuite in tre successivi
gironi; tuttora ben conservate, sono un mirabile esempio di architettura
difensiva dell’epoca, se si tiene soprattutto conto dell’esigua
popolazione che contava a quei tempi san Marino e delle ben scarse risorse
economiche. La Prima Torre, o Guaita, o Rocca propriamente detta è, nel
suo nucleo centrale, fra i più antichi fortilizi d’Italia, risalente al XI
secolo. La parola Guaita, nel linguaggio locale, ha significato di “fare
la guardia”, e deriva probabilmente dal tedesco “weite”, vale a dire
spazio o largo. Gli spalti della Guaita si elevano a 751 metri s.l.m. e si
aprono ad un panorama mirabile; essa ha ricevuto restauri, ricostruzioni e
rinforzi nel 1475, 1481, 1502, 1549, 1615, e nel 1623. Cinta da due ordini
di mura, tale rocca, a pianta pentagonale, non ha fondamenta, poggiando
essa direttamente sulla pietra del monte. Fino al 1970 alcune celle furono
adibite a carcere. La seconda rocca è detta Cesta (o Fratta), unita alla
prima dalle mura del secondo girone fortificato. Il termine Cesta sembra
derivi dal latino “cista”, ossia cesta, cassa, mentre il termine Fratta,
in questo caso, sembra derivi dal latino “frangere”, vale a dire rompere,
spezzare, riferito forse alla rottura della roccia. Essa si eleva sulla
punta più alta del Titano, esattamente a metri 755,24 s.l.m. All’inizio
del Milletrecento la Cesta era in piena efficienza, si presume quindi che
dovrebbe essere sorta sullo scorcio del Milleduecento. Ricevette restauri
nel 1396, 1535 e nel 1549. Nel Millecinquecento e Milleseicento aveva un
edificio abitabile e le prigioni. Anch’essa, come la Guaita, era fornita
di cisterna e vi risiedeva un castellano. Caduta in abbandono, venne poi
restaurata nel 1924-25. la sua torre, risalente al Millequattrocento, è a
pianta pentagonale, mentre il sopralzo risale al Millecinquecento. La
porta che immette all’interno fu rifatta nel 1596. Quelle che un tempo
erano le stanze del corpo di guardia e del castellano sono ora adibite a
museo delle armi antiche, aperto al pubblico dal 15 maggio 1956. La terza
rocca è detta Montale. Di pianta pentagonale, risale al sec. XII,
originariamente distaccata dalle altre torri, nel 1320 si pensò di
collegarla ad esse con una poderosa muraglia, di cui oggi rimangono solo
alcune tracce lungo il crinale del monte. Fu efficiente fino al sec. XVI;
a quel tempo una campana segnalava i pericoli ed il transitare dei
viandanti, dai quali si esigeva un pedaggio. Ebbe importanza durante la
guerra contro i Malatesti, infatti, quando nel 1479 il fortilizio di
Fiorentino, strappato ai Malatesti stessi, venne distrutto ed il potere
malatestiano era ormai tramontato, il Montale venne abbandonato.
Tale
rocca fu restaurata nel 1743, nel 1817 e infine nel 1935. All’interno di
essa troviamo una prigione, detta “fondo della torre”, profonda otto
metri, dove si accede solo dall’alto. Intorno alla rocca vi sono grossi
massi di roccia molto antichi, sovrapposti in modo primitivo a guisa di
mura, forse si tratta di una struttura risalente al periodo villanoviano.
Nel 1631 San Marino si trovò ad essere circondata da ogni parte dallo
Stato Pontificio. Fu giocoforza, per il piccolo Stato, mettersi sotto la
protezione della Santa sede, che virtualmente proclamò l’alto suo dominio
sul Titano, ma che, fortunatamente, nei fatti non lo esercitò. I tempi
erano comunque ormai mutati. Pericoli esterni praticamente non ne
esistevano più, non comunque tali da giustificare ulteriori potenziamenti
delle strutture difensive. Ormai la difesa dell’autonomia non era più
affidata alla saldezza delle mura, ma piuttosto ad una diplomazia la più
ponderata e prudente possibile. Nel 1739 il Cardinale Giulio Alberoni,
arroccandosi dietro a sterili pretese di diritti di giurisdizione nei
confronti di due cittadini sammarinesi rei di vari misfati, e che
naturalmente l’autorità sammarinese non avvallò, invase con le milizie
pontificie San Marino per circa quattro mesi. Non era un bel periodo per
la comunità sammarinese: una diffusa decadenza economica aveva portato i
cittadini ad un pericoloso rilassamento del rispetto alle leggi e
dell’attaccamento alla Patria. Ma in quel frangente le coscienze si
ridestarono e reagirono con tutti i mezzi diplomatici possibili,
respingendo così l’usurpazione.
La libertà venne restituita ai sammarinesi dal pontefice Clemente XII il 5
Febbraio 1740, giorno consacrato a S. Agata. Il 5 febbraio è festa
nazionale per la Repubblica, a ricordo e giubilo per lo scampato pericolo.
Rispettata da Napoleone nel 1797, terra ospitale per Giuseppe Garibaldi in
fuga dai nemici nel 1849, speranza e ristoro per centomila rifugiati
durante la seconda guerra mondiale, quando, nonostante la sua dichiarata
neutralità ebbe a subirne i bombardamenti, la piccola Repubblica è
riuscita ad arrivare ai nostri tempi, salva ed integra nei suoi legami con
la sua antica storia. Passeggiare nel nucleo storico della Città di
San Marino è quasi come sfogliare un libro di storia: tante mura, tanti
palazzi, chiese, porticati, torri e rocche hanno qualcosa da far conoscere
del lungo cammino nei secoli che San Marino ha percorso; dopo aver parlato
delle sue tre possenti rocche e delle sue mura difensive, è proprio dalla
principale porta facente parte della terza cinta muraria, costruita fra il
1430 e il 1450, che si entra in città: è la “Porta di San Francesco”. Fu
realizzata nella seconda metà del Milletrecento, ed era detta “Porta del
Luocho”, intendendo per Luocho il convento dei frati minori, che troviamo
al suo fianco. Rifabbricata nel 1451, un tempo era munita di ponte
levatoio; subito all’interno troviamo le stanze del primitivo posto di
guardia. Immediatamente a destra della porta abbiamo il Palazzo Fattori,
anticipato da due scale settecentesche. Come si accennava, a fianco del
vetusto portale si erge il convento e la “Chiesa di San Francesco”,
fondata nel 1361 dai Minori Conventuali. La chiesa è la più antica e
artistica della città, fu tra l’altro affrescata da Antonio Alberti da
Ferrara nei primi decenni del Millequattrocento. Le logge del chiostro
ospitano, dal 1966, il museo e la pinacoteca. Nei pressi di tale chiesa si
apre Piazza S. Agata, dove sorge il Teatro Titano, edificio realizzato nel
1941 che fu oggetto di restauri dal 1981 al 1986. Costeggiando il fianco
del teatro si arriva alla Chiesa dei Cappuccini con annesso convenuto, la
cui costruzione iniziò nel 1583; dai riferimenti storici, dove ora sorge
tale sacro edificio, terminato dieci anni dopo, vi era un lussureggiante
bosco, o selva. Nel piazzale troviamo il monumento a San Francesco
d’Assisi, la cui edicola si erge su di un alto obelisco, realizzati nel
1928, la statua in bronzo del santo è di Silverio Monteguti. Ritornando
alla Porta di San Francesco, la ripida e stretta stradina detta Via
Basilicius ci porta alla Piazzetta del Titano dove alla sua sinistra
troviamo il Palazzo Pergami Belluzzi (sec. XVII), di fronte si apre il
loggiato della Cassa di Risparmio, qui spicca il “Grande Nudo Femminile”,
statua in bronzo di Francesco Messina, del 1981.
Volgendo a sinistra, ci si introduce
in Contrada Omerelli, dove le antiche e facoltose famiglie realizzarono i
loro imponenti palazzi, qui abbiamo il Palazzo Valloni, attuale sede della
Biblioteca di Stato e dell’Archivio Pubblico, quindi proseguendo il
Palazzo Maggio e poi l’imponente Palazzo Begni, risalente al sec. XVII; di
fronte ad esso c’è L’Ara dei Volontari sammarinesi, in onore di coloro che
presero parte ai movimenti insurrezionali e alle guerre per l’indipendenza
d’Italia, progettata da Gino Zani nel 1927. Prendendo le scalinate poste
ad un lato del monumento, si giunge al Giardino Pubblico, nel quale
troviamo un’ampia fontana, da cui il 31 Maggio 1962 scrosciò l’acqua del
nuovo acquedotto, quindi alla Cava dei Balestrieri: il 3 Settembre di ogni
anno, festa della Repubblica, qui si svolge il Palio dei Balestrieri,
antica tenzone, di cui si ha memoria fin dal 1537, che vede in gara i
migliori balestrieri di San Marino e di altre città d’Italia che
conservano ancora questa antica pratica bellica. La balestra, arcaico a
temibile strumento di guerra, fu usata dalle milizie sammarinesi fin dagli
albori, così come documentato gli Statuti del 1295-1302. Riprendendo
Contrada Omerelli, tale strada termina in Piazzale Girolamo Genga, a due
passi dalla Porta della Rupe, edificata tra il 1441 e il 1451 e restaurata
nel 1525. Ai tempi antichi era dotata di ponte levatoio. Da tale porta ha
inizio la Costa dell’Arnella che porta a Borgo Maggiore; suggestiva
piccola strada , al giorno d’oggi è solo una scorciatoia pedonabile, ma un
tempo era l’unica strada che metteva in comunicazione i due centri
abitati. Ritornando alla Piazzetta del Titanosi sale per la Contrada del
Collegio così da giungere in Piazza della Libertà, dove si eleva
l’imponente Palazzo Pubblico, sede del Governo e delle massime autorità
istituzionali di San Marino. Piazza della Libertà, dai sammarinesi
chiamata “Pianello” per antica consuetudine, ha forma rettangolare, con un
lato che si apre ad arioso panorama fatto di campagne, boschi, piccoli
villaggi uniti da tortuose strade, fino all’ampia valle del fiume
Marecchia, circondato dalle aspre cime della catena appenninica. Alla
destra di tale piazza si erge il secentesco Palazzo Mercuri e un po’ più
avanti il Palazzo Clini, risalente al ‘700, mentre in mezzo all’ampio
spiazzo spicca la Statua della Libertà inaugurata il 30 Settembre 1876,
era stata donata alla Repubblica dalla duchessa Ottilia Heyroth Wagener di
Berlino, insignita da San Marino con il titolo di duchessa di Acquaviva. A
fianco del Palazzo Pubblico troviamo la trecentesca Casa dell’Arcipretura
Vecchia; ogni edificio aperto sulla piazza è stato oggetto di restauri.
Fino alla prima metà dell’Ottocento la pavimentazione del “Pianello” era
in terra battuta; al di sotto dello spiazzo vi sono due grandi cisterne,
costruite nel 1471-77, usate per raccogliere le acque piovane, furono in
seguito usate per l’acquedotto. Il Palazzo Pubblico si innalza sullo
stesso luogo dove un tempo si trovava la “Domus Comunis Magna”,
probabilmente edificata tra il 1380 e il 1392 e riparata più volte.
Nella seconda metà dell’ottocento il Palazzo aveva fattezze di stile
secentesco. Il 17 maggio 1884 iniziarono i primi lavori di quello che sarà
l’imponente restauro e fu inaugurato il 30 Settembre 1894. L’ultimo
restauro lo ebbe nel 1994-’96. La facciata è anticipata da tre arcate a
sesto acuto, al centro troviamo un balcone poligonale con ai lati due
finestroni decorati, numerosi emblemi ornano la facciata, coronata a merli
guelfi, così come è merlata la torre, dove in tre nicchie rettangolari a
sesto acuto campeggiano le immagini di San Marino, San Leo e Sant’Agata,
al di sotto delle quali è posto l’orologio. Nel grande atrio e lungo lo
scalone spiccano stemmi, trofei, iscrizioni di uomini illustri,
testimonianze dei benefattori, delle nazioni amiche e di quant’altro possa
aver esaltato i fasti della Repubblica. Giunti nella sala del Consiglio
Grande e Generale, sede del potere legislativo, al di sopra dei sessanta
scranni campeggia la grandiosa tempera di Emilio Retrosi, dotata 1894,
raffigurante il Santo Marino fra due Angeli dalle ali spiegate con il
popolo venerante ai suoi piedi. Adiacente alla solenne sala vi è la Camera
di Scrutinio. Ridiscendendo lo scalone troviamo la sala del Congresso di
Stato, organo investito dei poteri esecutivi dei poteri esecutivi del
Governo. Adiacente alla Piazza della Libertà, ad essa divisa in pratica da
una pittoresca via detta Contrada Omagnano, anticipata da un ampio e
solenne spiazzo, si eleva maestosa la Basilica. L’attuale edificio, la cui
costruzione iniziò nel 1826 per
essere poi aperto al culto il 5 Febbraio 1838, prese il posto dell’antica
Pieve, che venne demolita; essa apparteneva ai primi monumenti cristiani
in Italia. Il primo documento che parla della Pieve è un atto di donazione
risalente al 31 Luglio 1113. Altri documenti d’archivio ne riparlano nel
1537. L’attuale basilica, in stile neoclassico, ha un pronao di otto
colonne corinzie, al quale si accede per una scalinata. Il massiccio
campanile, in origine in stile romanico, fu ricostruito nel ‘500 e le sue
campane sono sette, fuse tra il 1961 e il 1963, del peso di quasi 35
quintali. L’interno è a tre navate, sostenute da sedici colonne corinzie.
A sinistra dell’Altare Maggiore vi è l’austero scranno della Reggenza, in
legno intarsiato del Seicento, al di sotto dell’altare stesso una piccola
urna contiene le ossa del Santo Marino, mentre dietro troneggia la statua
marmorea del Santo, scolpita dal bolognese Adamo Tadolini (1788-1868).
L’interno delle navate sostenuto dalle colonne ospitano pregevoli dipinti
e sculture, mentre l’organo, risalente al 1833, è stato trasformato
elettronicamente nel 1960. Sulla destra del Tempio troviamo la Chiesetta
di San Pietro, alla quale si accede attraverso la sagrestia; risalente al
XVI secolo, fu ridimensionata intorno al 1826. All’interno, una piccola
cappella fu realizzata direttamente sulla viva roccia ed in essa sono
scavate varie antiche nicchie sepolcrali, due delle quali la tradizione
popolare vuole siano stati i letti di San Marino e San Leo. Uscendo dal
nucleo storico e istituzionale che caratterizza il Castello della Città di
San Marino, di cui sono stati presi in esame i principali aspetti
storico-artistici, urbanistici e monumentali, i dintorni del territorio di
questo Castello, che per inciso ha un’estensione di poco di 6,5 chilometri
quadrati, offre ancora spunti interessanti, sia dal punto di vista
artistico urbanistico che paesaggistico, come ad esempio la Torre della
Columbia, sita a monte di via Gino Giacobini, poco lontano dalle mura
della Capitale; negli anni addietro l’area dove sorge la torre era in
piena campagna, circondata da roveri secolari. Eretta fra la fine del
Millequattrocento e l’inizio del Millecinquecento, non è ben chiara quale
fosse la sua destinazione iniziale, anche se prevale l’ipotesi che
l’edificio avesse connotazioni difensive e di avvistamento; verso la fine
del Millequattrocento la torre assume con certezza la sua funzione
rustica, e fu quindi adattata a rifugio e posatoio per i colombi. Al
giorno d’oggi l’edificio si ritrova oppresso da nuovi e alti palazzi.
Sempre poco lontano dal centro di San Marino troviamo il monumentale
Cimitero di Montalo, mentre a poche centinaia di metri, abbiamo il Palazzo
degli Studi, inaugurato nel 1963; l’ampio edificio, calato nel verde,
ospita gli alunni delle scuole medie. Al culmine di un colle antistante,
detto Montecchio, troviamo un rigoglioso parco naturale, attrezzato
con giochi all’aperto, ricco di querce, pini, cipressi, cedri nel quale
vivono, in area recintata, proprietà dello Stato, numerosi daini. Qui
troviamo anche “Villino Monelli”, edificio risalente al 1808 e
lodevolmente restaurato nel 1998 a cura della Cassa di Risparmio di San
Marino; solo a pochi chilometri da Montecchio incontriamo Santa Mustiola,
piccola località in cui furono trovati frammenti di vasi umbri e fittili
d’epoca romana. Sempre nel territorio del Castello della Città di San
Marino, nei pressi di Casole, abbiamo Castellano di Casole, oggi piccolo
borgo costituito da poche casa addossate al Monte Diodato un poggio che
cade a picco sul torrente San Marino, ma un tempo sito del possente
fortilizio detto Castrum Casuli. Dopo Castellano superato il paesino di Cà
Centino, ci viene incontro Loc. Canepa, attraversata dal piccolo torrente
detto “Fosso Canepa”, dove, distribuiti da monte a valle, troviamo quattro
mulini ad acqua risalenti al ‘700, anche se sono evidenti le susseguenti
modifiche e trasformazioni apportate lungo gli anni. In Loc. Murata
troviamo il rinomato “Stand della Murata”, realizzato nel 1938;esso è uno
dei più apprezzati campi di tiro a volo a livello europeo. Oggi è usato
esclusivamente per allenamento e gare di tiro al piattello. La peculiarità
di questo Castello è il suo essere Città storica, distretto di parte del
territorio della Repubblica e Cttà-Stato nello stesso tempo. Mentre nei
secoli passati era qua prevalente l’attività di lapicida (non bisogna
dimenticare che i sammarinesi furono veri e propri maestri nell’arte
dell’incisione della pietra), mestiere le cui radici affondano fino ai
tempi del Santo Fondatore Marino, che di mestiere faceva appunto il
tagliapietre, non è difficile indovinare che al giorno d’oggi, la fonte
primaria di reddito della Città è l’attività turistica. Non a caso le vie
del nucleo storico di San Marino, sature di innumerevoli piccoli negozi,
bar, ritrovi, musei, alberghi, graziosi e tipici ristoranti, offrono al
turista ogni tipo di servizio al fine di rendere il più possibile
gradevole la permanenza del visitatore, dandogli modo di assaporare con
tutta tranquillità le bellezze artistiche e paesaggistiche della
Repubblica. Capienti parcheggi, fra i quali uno multipiani, efficiente e
funzionale, posti all’interno e al di fuori del nucleo storico del paese,
permettono un’agevole gestione del traffico automobilistico, riducendo al
minimo i disagi nella ricerca del posto auto. Tra l’altro la gloriosa
funivia che collega Borgo Maggiore con la Capitale, in funzione fin dal
1959 e rimodernata e potenziata
negli anni 1995-96, rende ancora più facile agevole la visita all’antica
città, aggiungendo a questo la soggettiva esperienza della breve ma
emozionante ascesa alla Capitale a bordo delle tranquille e sicure cabine
della funivia, tragitto che offre un panorama mozzafiato, sospesi fra il
cielo e la scoscesa rupe del Titano. Al giorno d’oggi il Castello della
Città di San Marino non perde di vista la salvaguardia della sua identità
urbanistica, dalle radici così profonde, e nonostante il settore turistico
sia l’attività portante dell’economia del Castello i suoi poco meno di
5.000 abitanti, per mezzo della Giunta che li rappresenta, sono attenti a
far sì che il turismo non diventi causa lesiva alle peculiarità del paese,
e proprio per questa ragione è in cantiere un progetto per la
riqualificazione del settore commerciale legato al turismo: è precisa
intenzione far sì che i punti vendita e di ristoro rivolti al turista
entrino in sempre maggior armonia con il contesto urbanistico del nucleo
della città, cercando di
rendere concrete tutta una serie di accorgimenti che renderebbero
qualitativamente superiori gli scomparti
commerciali-turistici, quali, ad esempio, la
ricerca di una maggiore qualità dei prodotti offerti, una maggiore
attenzione a quello che
potrebbe essere l’impatto estetico dei punti vendita, una maggiore
razionalizzazione nella distribuzione sul territorio dei punti vendita e
di ristoro stessi. Oltre a questo l’attuale Giunta si ripropone di ridare
vita ad una intensa attività congressuale a livello internazionale,
usufruendo, dopo opportuni miglioramenti a favore della struttura, del
prestigioso ed imponente
Palazzo dei Congressi, già ex kursaal, edificato nel 1950, sito in un
ampio spiazzo, subito sotto la Terza Torre o Montale. In parte di tale
edificio attualmente trovano sede anche gli studi della Televisione di
Stato.
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